Nirvana non si Trova in un Brillante Cristallo

Il termine coreano sari (piccoli cristalli che spesso si trovano fra i resti dei corpi cremati di monaci buddisti) deriva dal sansrito sharira (corpo). Il Sustra della Luce Dorata spiega che nelle parole del Buddha, “Sari e’ una cosa rara perche’ proviene dall’ottenimento del nirvana.” Alcuni credono che quando un grande monaco muore, un numero maggiore di sari vengono trovati fra le sue ceneri che non fra le ceneri di un monaco meno importante.
Nel corso dei secoli, mentre il Buddhismo si spargeva nell’intera Asia, venivano attribuiti al sari poteri magici. Nel XVI secolo l’enciclopedia medica Bencao Gangmu (本草綱目) scritta da Li Shizhen (李時珍, 1518-1593) della dinastia Ming (明朝, 1368–1644), dice che il sari puo’ essere frantumato solamente da un corno di antilope. Lo studioso coreano Yi Kyu-gyong (李圭景, 이규경, 1788-1856) spiega che essendo il sari formatosi come il risultato di una grande energia yin (陰), cioe’ il principio cinese della passivita’ femminile, puo’ essere distrutto solamente se toccato da un corno di rinoceronte, il materiale rappresentativo dell’energia attiva della mascolinita’ dello yang (陽). Evidentemente, nel corso dei secoli, parecchi sono stati coloro che hanno cercato di sfruttare a loro vantaggio il potere sopranaturale del sari.
Un libro di storia della dinastia coreana dei Koryo (高麗國,고려국, 918-1392), parla del monaco Hyoga che usava ingannare il popolo facendoli credere che il sari, prodotto nel suo corpo durante l’illuminamento, non era nient’altro che miele mescolato con farina di riso. Nel 1313 il monaco veniva condannato ad una pena severa.
Nel XVIII secolo il famoso studioso coreano Yi Ik (李瀷, 이익, 1681-1763) criticava i monaci Buddhisti che pretendevano di trovare sari fra le ceneri dei morti. Diceva che sari venivano raramente trovati nel passato, mentre oggi sono molto comuni al punto che i monaci li trovano facilmente e poi costruiscono torri votive in modo da attirare i fedeli ai loro templi. Yi Ik addiritura affermava che alcuni monaci denunciavano uno contro gli altri in modo da stabilire se i sari contenuti nelle torri votive erano veri o falsi.
Oggi la scienza e’ in grado di dimostrare che i sari sono semplicemente che il risultato della disintegrazione di un corpo durante il processo di cremazione, che non ha nulla a che vedere con l’illuminamento Buddhista. Uno studio pubblicato nel 1995 in un giornale di medicina legale dice che sostanze cristalline possono formarsi durante la cremazione di un corpo umano a causa dell’incenerimento dei femori ad una temperatura superiore ai 1400 gradi Celsius. Evidentemente, i Buddhisti leggendo le parole del Buddha credono che i sari rivestono sempre un ruolo importante nella fede e milioni di pellegrini viaggiano ogni anno attraverso l’Asia per vedere le torri votive dei sari ed i santuari a loro dedicati.


Il grande monaco Buddista Popchong (1932-2010) e’ entrato in nirvana l’11 marzo scorso ed il suo corpo e’ stato cremato il 13 marzo. Persino nella morte il grande monaco ha dato la sua ultima lezione di come vivere una vita senza possesso. Ha chiesto che il suo corpo venga cremato in semplicita’ e la cremazione e’ stata davvero semplice: il corpo del monaco giaceva nel suo letto di bambu, coperto da un semplice e disadorno lenzuolo, posto in cima ad una pira funeraria. Le parole del monaco in punto di morte non sono certamente da dimenticare, “non cercate nemmeno minimamente sari fra le mie ceneri e non costruite nessuna torre votiva a mio nome.”
Popchon fu uno dei piu’ grandi capi spirituali dei nostri tempi, una figura che induce rispetto ed ammirazione sia dai Buddhisti che dai non Buddhisti. Ha vissuto la vita che predicava. La sua vita fu una continua meditazione sul concetto di possedere nulla di nulla. Insegnava che possedere qualcosa significa essere legati da quello che si possiede e continuamente ricordava a tutti l’ossessione del possedere chiedendo a tutti di lasciar perdere. Viveva in una piccola e modestissima capanna nelle montagne della provincia di Kangwon (江原道, 강원도). Non aveva mai trascorso la notte nel tempio Kilsang a Seoul, da lui fondato. Dopo le rare apparizioni in pubblico lasciava la citta’ per ritornare fra le sue montagne.
Come molti grandi capi spirituali del nostro tempo, Popchong era attivamente coinvolto nei problemi sociali. Aveva vissuto un ruolo attivo nel raggiungimento della democrazia in Corea. Era a capo del gruppo promotore della vita, carita’ e conservazione ambientale. Lavorava alla promozione dei rapporti fra le differenti religioni. Spesso ricordava, i coreani oggi possiedono una ricchezza materiale come mai prima d’ora, ma sono davvero felici per quello che possegono? Nella sua morte Popchong ancora una volta ci pone la domanda. Ha chiesto che tutti i libri che ha scritto non vengano mai piu’ pubblicati. Nel lasciare questo mondo, non ha voluto lasciarsi dietro nulla, persino il suo nome o la sua memoria.
Si spera che tutti noi continuiamo a ricordare ed ispirarsi a Popchong, alla sua vita esemplare ed ai suoi insegnamenti. Le sue parole ci ammoniscono che rimanere focalizzati su tesori materiali come i sari serve solo a distrarci dalli obblighi spirituali della nostra fede.

Giorgio Olivotto
Seoul, Korea
Photo by Chong Myo-hwa
28 marzo 2010

Nirvana not Found in a Shiny Crystal

The Korean word sari (small crystals sometimes found among the cremated remains of Buddhist monks) is derived from the Sanskrit word sharira (body). The Golden Light Sutra (金光明經) explains in the words of the Buddha, “Sari is a rare thing, because it comes from the attainment of nirvana.” Some people believe that when a renowned monk passes away, more sari are found among his ashes than in the remains of lesser monks.
Over the centuries, as Buddhism spread across Asia, certain mythological powers were attributed to sari. The 16th century medical encyclopaedia Bencao Gangmu (本草綱目) written by Li Shizhen (李時珍, 1518-1593) in the Ming Dynasty (明朝, 1368–1644) explained that sari can only be broken apart using the horns of antelopes. The Korean scholar Yi Kyu-gyong (李圭景, 이규경, 1788-1856) also said that because sari is created as a result of extreme yin (陰) energy, or the Chinese principle of feminine passivity, sari will melt when touched by rhino horns, the material of masculine active yang (陽) energy. Of course, some have tried to exploit the purported power of sari over the years.
A wicked monk named Hyoga appears in the history book of the Korean Koryo Dynasty (高麗國,고려국, 918-1392). He tricked people into believing that honey water mixed with rice flour was actually sari that came from his body during enlightenment. He was sentenced to a severe punishment for his trespasses in 1313. In addition, Yi Ik (李瀷, 이익, 1681-1763), a prominent Korean scholar in the 18th century, criticised monks for pretending to discover sari in the remains of the dead. He said that sari were rarely found in the past, but now it is very common for monks to find them and then build towers around sari to encourage pilgrimages to their temples. Yi Ik even said that some monks brought lawsuits against each other so they could find out whether sari in the towers were genuine or forgeries.
Scientists today claim that sari is merely a result of the body’s disintegration during the cremation process, not anything related to Buddhist enlightenment. A study published in a 1995 edition of a journal of legal medicine found that crystal-like substances can be formed when burning a human thighbone at a temperature of more than 1400 degrees Celsius. Of course, the faith of Buddhists in the words of the Buddha has meant that sari still plays an important role among the faithful. Millions of pilgrims travel across Asia to see the sari towers and shrines each year.


The late Venerable Popchong (1932-2010) entered into nirvana March 11 and his body was cremated March 13. Even in his death, he gave his last lesson on how to live a life without possessions. He asked for a very simple cremation and the ceremony was indeed a simple one: The late monk's body was laid on his bamboo bed, covered with an unadorned sheet and placed on a funeral pyre. The monk’s dying wish is not to be forgotten: “Do not try to find crystals nor build a tower.
Popchong was one of the great spiritual leaders of our time, a figure who commanded great respect from Buddhists and non-Buddhists alike. He lived the life he preached. His life was a meditation on not possessing anything. He taught that possessing something means being bound by that possession. He cautioned against obsession and taught people to let go. He retreated to a tiny mountainside hut in Kwangwon Province (江原道, 강원도). He never headed a temple. He never stayed overnight in Kilsang Temple in Seoul, which he founded. He always headed back to his mountainside abode after his rare public engagements.
Like many great spiritual leaders of our time, Popchong was actively engaged in society. He played an active role in bringing about democracy in Korea. He also headed a group promoting life, charity and environmental conservation. He worked to promote communication across religions. Koreans now have more material wealth than ever. Yet, are they happier as a result of having more material possessions? In his death, Popchong again poses that question to all of us. He asked that all books he wrote be not published anymore. In leaving this world, he did not want to leave behind anything, not even his name or memory of him.
Yet, it is hoped that people will continue to remember and be inspired by Popchong, his exemplary life and his teachings. His words scold us for being focused on material treasures like sari that distract us from our spiritual obligations to our faith.

Giorgio Olivotto
Seoul, Korea
Photo by Chong Myo-hwa
March 28, 2010

Come gli Incidenti Formano la Storia

Nei Pensieri del filosofo francese Blaise Pascal (1623-1662) si legge una nota per la quale nessuno sembra rendersi conto che l’effetto di eventi geopolitici puo essere ben diverso se non fosse per un’incidente apparentemente triviale. Pascal scrive, “Se il naso di Cleopatra fosse stato piu’ corto, l’intera faccia del mondo sarebbe stata diversa.” Coloro che credono che la storia sia null’altro che la continuazione di incidenti casuali piuttosto che basata sulla ragione, spesso sono dalla parte di Pascal.
Si crede che se veramente il naso di Cleopatra (69-30 AC) fosse stato piu’ corto, Marco Antonio (82-30 AC) non si sarebbe innamorato della regina egiziana abbandonando la famiglia; la battaglia di Azio (31 AC), fra le forze di Ottaviano (63 AC-14 DC) e quelle unite di Marco Antonio e Cleopatra, non ci sarebbe stata; ed Ottaviano non sarebbe stato capace di consolidare le sue forze fino a farsi incoronare come primo imperatore dell’Impero Romano. Questi eventi, e le loro ramificazioni, non sarebbero entrati nella storia se un uomo non si fosse innamorato della regina egiziana.
Certamente non e’ possibile spiegare la storia solamente dagli incidenti, ma se si ricercano i precedenti non e’ difficile accorgersi che gli incidenti non sono affatto estranei.
Per esempio, il movimento di democratisazione in Corea dipende da molti eventi occorsi in precedenza. E quasi certo che uno di questi eventi fu il tentativo to mascherare la morte dello studente dell’Universita’ Nazionale di Seoul (서울大學校, 서울대학교) Park Chong-chol nel gennaio del 1987 giustificandola col fatto che “moriva nel preciso momento nel quale l’agente che lo stava interrogando sbatteva una mano sul tavolo.”
Basandosi su questo, lo storico inglese Edward Hallett Carr (1892-1982), che affermava che la storia e’ nient’altro che un interminabile dialogo fra passato e presente, nel suo famoso trattato La Storia Cosa E’? rigettava il punto di vista dell’importanza degli incidenti storici. Ma e’ solo casuale se nel XIV secolo il sultano ottomano Bajazet (1354-1403) fermava la sua marcia nell’Europa centrale perche’ soffriva di gotta? Lo storico inglese Edward Gibbon (1737-1794) scrive che l’incidente mostra che il tumore di un muscolo puo’ evitare o posticipare le miserie di un’intero popolo.
Il Muro di Berlino alla Porta di Brandenburgo il 10 novembre 1989

Poi c’e’ il crollo del Muro di Berlino nel 1989 che iniziava da un lapsus linguae di un portavoce del Partito Comunista della Germania dell’Est. Quando un giornalista gli chiese quando i tedeschi dell’est avrebbero potuto viaggiare liberamente nella Germania Occidentale, senza pensarci troppo rispose, “anche adesso.” Al che gli abitanti della Berlino dell’Est si precipitarono al muro armati di mazze e picconi dando inizio alla demolizione. Certamente, il crollo del Muro di Berlino era gia segnato nella storia, ma non c’e’ alcun dubbio che iniziava quel giorno e in quel modo drammatico come conseguenza di un incidente.
E questa e’ la ragione per la quale la storia diventa affascinante. Quanto monotona sarebbe la storia se non fosse per questi incidenti ed invece si svolgesse solamente sulla necessita’.

Giorgio Olivotto
Foto giornalistica
Seoul, Corea
21 marzo 2010

How Accidents Shape History

The French philosopher Blaise Pascal (1623-1662) remarks in his book Pensees that seemingly trivial occurrences we might not even be aware of affect geopolitical events. He famously wrote, “Cleopatra’s nose, had it been shorter, the whole face of the world would have been changed.” Those who support the historical view that history is the continuation of accidents based on causality rather than reason, often side with Pascal.
Had it been shorter, the thinking goes, Mark Antony (82-30 BC) would not have fallen in love with Cleopatra (69-30 BC), deserting his family; the Battle of Actium (31 BC) between the forces of Octavian (63 BC-14DC) and the combined forces of Mark Antony and Cleopatra would not have taken place; and Octavian could not have consolidated enough power to be enthroned as the first emperor of the Roman Empire. These events, and their subsequent ramifications, were conjured into existence because a man fell in love with an Egyptian queen.
Of course, it is not possible to explain history through accident alone. If one inquires into antecedents, accidents are prone to be the product of causality.
For instance, the democratisation movement in Korea depended on many prior events. It is fairly certain that one such event was the attempt to cover up the cause of Seoul National University (서울大學校, 서울대학교) student Park Chong-chol’s death in January 1987 by saying, “He died instantly when an interrogator hit the table.
Therefore, British historian Edward Hallett Carr (1892-1982), who said history was an endless dialogue between the past and the present, rejected the view that emphasised the role of historical accidents in his renowned work, What is History? However, accidents certainly play a role in history. For example, the 14th century Ottoman Sultan Bajazet (1354-1403) stopped his expedition to central Europe because he was afflicted with gout. British historian Edward Gibbon (1737-1794) wrote that the incident showed that a tumour on one’s muscle could prevent or postpone the miseries of a people.

Berlin Wall at the Brandenburg Gate, November 10, 1989

Then there is the fall of the Berlin Wall in 1989, which was detonated by a slip of the tongue by a spokesman of the East German Communist Party. When reporters asked the spokesman when East Germans would be free to travel to West Germany, he inadvertently said, “Right now.” The East Berlin residents rushed to the wall with hammers and axes, bringing the wall down. Of course, the fall of the Berlin Wall must have a historical inevitability, but it was due to a historical accident that the wall came down on that day in such a dramatic way.
And this is the reason why history is so fascinating. How boring history would be if it were not for historical accidents, instead running only on necessity.

Giorgio Olivotto
Photo from media
Seoul, Korea
March 21, 2010

In Ventanni da Studente ad Insegnate

Gli anni 80 rappresentano l’era glaciale per l’industria dell’energia nucleare. La ragione e’ da ricercarsi nel disastro di Three Mile Island nel 1979 che espose alle radiazioni nucleari circa un milione di persone entro un raggio di 10 kilometri dalla centrale nucleare di Three Mile Island in Pennsylvania, Stati Uniti. Il nucleo del 2 miliardi di dollari del reattore nucleare fondeva nel giro di 30 secondi a causa di un guasto nel sistema di raffreddamento. A peggiorare le cose, nel 1986, ci fu l’incubo di Cernobyl (Чернобыль), Ukraine, URSS. Molti paesi, incluso gli Stati Uniti, cancellarono i loro programmi di costruzione di centrali nucleari. Nonostante tutto questo, La Corea del Sud approfittando della situazione promuoveva un piano per trasformare il paese in un grande produttore di energia nucleare.
In quelli anni, la statunitense Westinghouse e la francese Framatome erano in aperta competizione per la costruzione dei reattori nucleari coreani di Uljin (蔚珍, 울진) 1 ed Uljin 2. All’inizio Framatome era meno competitiva rispetto alla Westinghouse. Dei 7 reattori nucleari che erano in funzione o in costruzione in Corea, tutti tranne uno—Wolsong (월성) 1, un reattore ad acqua pesante—erano opera della Westinghouse. A quel tempo il governo del Presidente Chun Doo-hwan (全斗煥, 전두환, 1931- , presidenza 1981-1988) era orientato nel rafforzamento del legame con gli Stati Uniti, ma soprendentemente il vincitore del contratto risulto’ essere Framatome.

Centrale Nucleare di Uljin

Mentre Westinghouse abbassava la guardia, Framatome contattava attivamente il governo coreano con un prezzo altamente competitivo, quasi sottocosto. Dal punto di vista del governo coreano, assegnare il contratto a Framatome rappresentava una scappatoia per liberarsi dall’incubo che il paese diventasse subordinato ad un particolare tipo di reattore nucleare, il reattore della Westinghouse.
In quelli anni, Framatome aveva gia con successo sviluppato la sua tecnologia nel campo dei reattori ad acqua leggera che aveva precedentemente acquistato da Westinghouse e mentre ne stava esplorando il mercato di esportazione era nella stessa identica posizione che e’ ora la Electric Power Corporation coreana.
In realta’, il governo del Presidente Park Chung-hee (朴正熙, 박정희, 1917-1979, presidenza 1961-1979) aveva cercato di importare tecnologia nucleare francese, ma non un reattore nucleare, piuttosto un’impianto per riprocessare combustibile nucleare esaurito. Dopo 2 anni di trattative, nel 1975, il governo del President Park firmava, con la francese National Nuclear Fuel Processing Corporation, un contratto per l’importazione di un impianto tale da riprocessare il combustibile nucleare esaurito prodotto dalle altre centrali nucleari gia operative nel paese, ma il contratto veniva cancellato in fase finale a seguito dell’obiezione statunitense. Dopo che nel maggio 1974, l’India aveva con esito positivo effetuato un test nucleare, gli Stati Uniti diventarono estremamente preoccupati circa lo sviluppo nucleare in altri paesi e, sfortunatamente, il progetto sud coreano diventava la prima vittima della nuova politica nucleare americana. Se il contratto fosse stato portato a termine, la Corea del Sud avrebbe acquistato la capacita’ di riprocessare il carburante usato nei suoi reattori nucleari.
La gara per la costruzione del reattore nucleare negli United Arab Emirates, era ristretta a 3 paesi che avevano con successo sviluppato la terza-generazione di reattori nucleari—Corea del Sud, Francia e Giappone—che lottavano apertamente per conquistarsi un posto nel nuovo mercato dell’energia nucleare. La Corea del Sud, che aveva importato tecnologia dalla Francia fino a vent’anni fa, era cresciuta al punto da vincere il contratto proprio sulla Francia.
Nel mondo dell’ energia nucleare, 20 anni sono un’eternita’. Dopo tutto, l’essenza dello sviluppo dell’energia nucleare si basa sulla tecnologia del controllo della velocita’ della reazione nucleare, qualcosa che avviene in un millionesimo di secondo!

Giorgio Olivotto
Foto di Giorgio Olivotto
Seoul, Corea
14 marzo 2010

From Student to Teacher in 20 Years

The 1980s was the ice age for the nuclear power industry. This was due to the aftermath of the 1979 Three Mile Island accident, which exposed about 1 million residents within a 10 kilometres radius of the Three Mile Island Nuclear Generating Station in Pennsylvania, United States, to radiation. The core of the US$ 2 billion nuclear reactor melted down in 30 seconds due to failures in its cooling system. To make matters worse, in 1986, the nightmarish Chernobyl (Чернобыль), Ukraine, USSR, accident occurred. Many countries, including the US, cancelled their plans to construct more nuclear reactors. However, South Korea bucked the trend and promoted a plan to build a country strong in nuclear energy.
At that time, Westinghouse of the United States and Framatome of France competed to win contracts for the construction of Korea’s Uljin (蔚珍, 울진) 1 and Uljin 2 reactors. In the beginning, Framatome was not as competitive as Westinghouse. Out of 7 nuclear reactors, which were either in operation or under construction in Korea, all but one—Wolsong (월성) 1, which was a heavy-water reactor—were the work of Westinghouse. Not surprisingly, the Chun Doo-hwan (全斗煥, 전두환, 1931- , presidency 1981-1988) administration was focusing on stronger relations with the United States at that time. However, the final winner turned out to be Framatome.
Uljin Nuclear Power Plant

While Westinghouse was off its guard, Framatome approached the Korean government actively presenting a cheap price, nearly a dumping price. From the point of view of the Korean government, awarding the contract to Framatome was a way for Korea to rid itself of the worry that Korea would become subordinate to a particular nuclear energy company, specifically Westinghouse.
At the time, Framatome had already succeeded in developing its own technology on the basis of the original technology on light-water reactors acquired from Westinghouse. As it was about to explore an export market for its reactor, it can be said that it was in a similar position as Korea Electric Power Corporation is now.
In fact, the Park Chung-hee (朴正熙, 박정희, 1917-1979, presidency 1961-1979) administration had tried to import nuclear energy technology from France once before. But the previous try was not for a reactor, but for nuclear fuel reprocessing facilities. After around 2 years of negotiations, the Park administration signed a contract for the importation of reprocessing facilities with the National Nuclear Fuel Processing Corporation of France in 1975. But it was cancelled in the final stage due to objections from the United States. After India carried out a successful nuclear test in May 1974, the United States became extremely watchful against nuclear development plans of other countries. Unfortunately, South Korea’s plan became the first victim of the US policy. If the plan had been implemented, South Korea could have acquired the capability of reprocessing used fuel from its reactors.
As is seen in the competition to win a contract for a nuclear power plant in the United Arab Emirates, 3 countries that succeeded in developing third-generation nuclear reactors—South Korea, France and Japan—were competing fiercely in a newly emerging market of nuclear power industry. South Korea, which imported related technologies from France until some 20 years ago, has grown up to win the contract over France.
In the world of nuclear energy, however, 20 years is an eternity. After all, the essence of nuclear energy development rests on the technology of controlling the speed of fission chain reaction, an event that takes place in less than one-millionth of a second!

Giorgio Olivotto
Photo by Giorgio Olivotto
Seoul, Korea
March 14, 2010