Sukuk: L’Umiliazione di Canossa

Nel 1077 l’Imperatore Enrico IV (1050-1106, r.1056-1105) del Sacro Romano Impero arrivava al castello di Canossa (Reggio Emilia) nel nord d’Italia in umile penitenza davanti al papa Gregorio VII (c.1015-1085, p.1073-1085). Papa Gregorio, che qualche anno prima avena scomunicato l’imperatore, a quel tempo abitava al castello di Canossa e l’imperatore dovette attendere per 4 giorni fuori le mura del castello in mezzo alla neve, a digiuno e vestito solamente di indumenti intimi prima di essere ricevuto in udienza dal papa al quale umilmente chiedeva clemenza e la revoca della scomunica. L’umiliazione di Canossa ristabiliva simbolicamente il potere assoluto della chiesa cattolica.



L’Imperatore EnricoIV alle porte del castello di Canossa
(Acquaforte di August von Heyden, 1827-1897)


Prima dell’incontro di Canossa, il papa e l’imperatore vivevano in uno stato di simbiosi. Il papa, per espandere l’influenza della chiesa cattolica, aveva bisogno della potenza militare dell’imperatore ed in cambio dava all’imperatore il diritto di nominare i prelati. Papa Gregorio pero’ voleva cambiare l’accordo nella convinzione che la chiesa doveva essere indipendente dal potere dello stato in modo da ripristinare completamente i diritti eclesiastici. Per far questo nel 1075 il papa cancellava il diritto di nomina dei prelati da parte dell’imperatore che reagiva detronizzando il papa che ricambiava il gesto con la scomunica. L’umiliazione di Canossa rappresenta la vittoria del papa verso l’imperatore.
La storia europea nel Medio Evo e’ zeppa di guerre fra stato e chiesa, entranbi in conflitto su chi doveva avere la supremazia. L’espressione americana, “separazione fra stato e chiesa,” venne usata per la prima volta nel 1802 dal Presidente Tommaso Jefferson (1743-1826, p.1801-1809) in una lettera indirizzata alla chiesa battista di Danbury, Connecticut. Piu’ tardi il principio si rifletteva nella costituzione del paese ed il principio venica preso in considerazione da molti altri paesi che avevano optato per un regime democratico.
Il governo coreano per anni ha proposto l’introduzione del sukuk (صكوك‎, stumento legale, spesso definito ‘buono islamico’) nel mercato finanziario del paese. Lo sforzo pero’ si dimostrava vano in quanto si trovava davanti ad un’ostacolo insormontabile: le chiese conservatrici, che avevano appoggiato il governo del Presidente Lee Myung-bak (李明博, 이명박, 1941- , p.2008- ), si opponevano al sukuk ed alla proposta di esentare dalle tasse l’emissione dei buoni islamici. La loro opposizione si basava sulla credenza che sukuk rappresenta denaro pericoloso, che parte dei profitti possono essere usati per sovenzionare il terrorismo fondamentalista islamico. Facevano notare che la maggioranza dei paesi che avevano introdotto il sukuk non esentavano dalle tasse le operazioni di transizione dei buoni islamici e criticavano il governo di favoritismo disonesto.
Parlamentari ferventi cristiani appartenenti al Gran National Party (한나라당, Hannara-dang), il parito di maggioranza, si opponevano strenuamente al passaggio della legge, mentre altri parlamentari piu’ neutrali erano restii nella paura di perdere i voti della comunita’ cristiana. Il Presidente Lee Myung-bak, un fervente presbiteriano che doveva gran parte della sua vittoria alle elezioni presidenziali alla comunita’ cristiana, evitava di esprimere un’oppinione sull’argomento.
La costituzione coreana stipula chiaramente che “non deve essere riconosciuta una religione di stato e che la chiesa e lo stato devono agire separatamente.” Un’osservatore estraneo non puo’ non avere l’impressione che la versione XXI secolo dell’Umiliazione di Canossa e’ avvenuta qua in Corea!

Giorgio Olivotto
Seoul, Corea
29 gennaio 2012

Sukuk: The Walk to Canossa

In 1077, Emperor Henry IV (1050-1106, r.1056-1105) of the Holy Roman Empire crossed the Alps and arrived at the castle of Canossa near Reggio Emilia in northern Italy to perform penance to Pope Gregory VII (c.1015-1085, p.1073-1085). Pope Gregory, who excommunicated the emperor not long before, was staying in the castle at the time, but the emperor had to stand in the snow outside of the castle for four days without food, wearing only underclothes. Only after Emperor Henry knelt before the pope and begged for forgiveness did the pope lift the excommunication. This was the Walk to Canossa, which symbolically established the supreme power of the Catholic Church.


Emperor Henry IV at the gate of the castle of Canossa
(Etching by August von Heyden, 1827-1897)



Before the incident, the pope and the emperor had a symbiotic relationship. To expand the Catholic Church, the pope needed the military power of the emperor. In return, the church gave the emperor the right to appoint clergymen. Pope Gregory, however, wanted to change that, believing the church should be independent from the state to fully restore the rights of the church. So Pope Gregory, in 1075, rescinded Emperor Henry’s right to elect bishops. The emperor then dethroned the pope, and the pope, in return, excommunicated the emperor. The Walk to Canossa represented the pope’s victory over the emperor.
The history of Europe in the Middle Ages is dotted with wars, as the church and the state were constantly at odds with each other over who would have the upper hand. The American expression, “separation between church and state,” was first used by President Thomas Jefferson (1743-1826, p.1801-1809) in a letter sent to a Baptist church in Danbury, Connecticut, in 1802. This principle was later reflected in the country’s constitution and spread to other countries that supported democracy.
The Korean government has pushed for years the introduction of sukuk (صكوك‎, legal instrument, often referred to as ‘Islamic bond’), to the local capital market. The effort, however, proved to be fruitless as it stumbled on an unforeseeable obstacle: the conservative churches, among the biggest supporters of President Lee Myung-bak (李明博, 이명박, 1941- , p.2008- ) administration, opposed sukuk and related proposal of tax exemption for local issuers of the Islamic bonds. They believed that sukuk is dangerous money; they suspected that part of the profit from sukuk may be used to support fundamentalist Islam terrorism. They argued that most other countries that conduct sukuk didn’t exempt tax from the transaction, and criticized the Korean government for giving undue favours.
Ardent Christian lawmakers of the governing Grand National Party (한나라당, Hannara-dang) fiercely opposed the bill, while other neutral lawmakers were reluctant to deal with the issue on fears of losing the Christian vote. Since President Lee Myung-bak is a presbyter and a large part of his victory in the presidential election was due to the Christian community, he remained silent about the issue.
The Korean Constitution stipulates that “No state religion shall be recognized, and church and state shall be separated.” An offside observer can only have the impression that the 21st century version of the Walk to Canossa is happened in Korea!

Giorgio Olivotto
Seoul, Korea
January 29, 2012

Dall’altra Parte del Muro

Se in questi giorni uno decidesse di fare una passeggiata dentro alla reggia di Toksu (德壽宮, 덕수궁, Toksukung), notera’ facilmente i lavori di ristrutturazione del Sokjojon (石造殿, 석조전, Casa di Pietra). I seouliti hanno dato il benvenuto alla notizia che sono venuti alla luce i disegni originali del Sokjojon e che la Casa di Pietra sara’ ristrutturata come era stata progettata. Sulla copertina della cartella contenente i disegni c’era una pianta della reggia al tempo di Re Kojong (高宗,고종, 1852-1919, r.1863-1907) e la vera storia del Sokjojon.
Nel 1868, Re Kojong decideva di costruire una reggia in stile occidentale. Un anno prima, il re aveva fatto ritorno alla reggia dopo essersi rifugiato per quasi un anno dentro all’Ambasciata Russa. Il Regno di Choson (朝鮮國, 조선국, Chosonkuk) era cosi’ fragile che persino il suo re non era in grado di proteggere la sua vita e per salvarsi doveva rifugiarsi dentro all’ambasciata di un paese straniero. Dopo quell’esperienza umiliante, Re Kojong dichiarava il Grande Impero dell’Han (大韓帝國, 대한제국, Taehanjeguk), Choson non era piu’ un regno che aveva bisogno dell’approvazione della Cina, ma un impero di diritto. Il primo progetto intrapreso dall’impero fu la costruzione del Sokjojon che doveva diventare la reggia dell’imperatore. Nel 1910, la reggia imperiale veniva completata mentre Choson veniva annesso al Giappone. L’imperatore costruiva la sua reggia senza realizzare che il suo impero stava per crollare. I disegni originali del Sokjojon non possono che far pensare a complicate congiure storiche.
Certamente l’imperatore riteneva necessario avere una nuova reggia per ripristinare la dignita’ del suo impero o forse pensava che la reggia di Toksu era troppo piccola. Ma veramente pensava che una nuova reggia era prioritaria, quando la sua dinastia era moribonda, il popolo in miseria e le sorti della nazione come la fiamma di una candela che oscilla al vento? Pochi anni prima, nel 1894, Isabella Lucy Bird (Mrs. Bishop, 1831-1904), della Royal Geographical Society, viaggiava in lungo e largo nel regno di Choson riportando le sue impressioni nel libro Corea ed i suoi Vicini (1898). Nel libro si legge che Seoul era pervasa da una puzza insopportabile al punto che era difficile credere che la capitale del paese fosse cosi’ sozza: i drenaggi nelle strade erano invasi dalle acque di scarico delle case adiacenti.
Mentre il popolo viveva in miseria e la nazione stava crollando, dall’altra parte del muro di cinta della reggia, l’imperatore stava costruendo un nuovo palazzo reale. Il progressista Yun Chi-ho (尹致昊, 윤치호, 1864-1945) scriveva nel suo diario che l’imperatore stava costruendo un “reggia giocattolo”. Anche se il costo per la nuova reggia non era certamente sufficiente a salvare il suo impero, Re Kojong doveva impiegare ogni mezzo a sua diposizione per comprare armi, costruire linee ferroviarie e creare industrie. Evidentemente, credeva che il re fosse lo stato, ma gli occhi del re non erano capaci di vedere al di la’ del muro di cinta della sua reggia.






La reggia di Toksu vista dall’altra parte del muro di cinta



La tragica sorte del Sokjojon rispecchia la realta' della Corea di oggi. I coreani stanno costruendo una nuova reggia senza guardare cosa c’e’ dall’altra parte del muro di cinta. In altre parole, i leader del paese sono indaffarati nel costruire le loro regge, proprio come faceva Re Kojong.
L’anno scorso i seouliti sono andati alle urne per esprimere la loro oppinione sull’offrire un pranzo gratuito ai scolaretti della citta’. Il risultato era evidentemente legato al futuro del paese. Oggi, l’America e parecchi paesi europei stanno vivendo l’incubo delle loro fragili economie sull’orlo del crollo sotto l’enorme peso di un debito nazionale generato dalla mancanza di programmazione delle spese pubbliche. I politici usano i fondi pubblici per accapararsi voti ed e’ percio’ naturale che il Presidente Lee Myung-bak (李明博, 이명박, Yi Myong-bak, b.1841, p.2008) richiami l’attenzione sulla salute delle finanze statali. Questo pero’ non e’ il vero problema, il problema di “dare ai ragazzi il pranzo gratis”, quanto quello che potrebbe dare inizio alla rottura degli argini. Il sindaco di Seoul Oh Se-hoon (吳世勳, 오세훈, O Se-hun, b.1961) stava cercando di infilare il dito nella diga, tutto da solo, come quel ragazzo olandese che salvava l’Olanda.
Ma nessuno si fece avanti ad aiutarlo, persino il partito politico al quale apparteneva si rifuitava di supportarlo. Perche? I suoi supposti sostenitori stavano solamente pensando a costruire le loro regge: “Forse saro’ il candidato alle prossime elezioni presidenziali, quindi quali sono le conseguenze? Sono a malapena riuscito ad accapararmi una posizione di rilevo nel partito e non voglio certamente correre rischi.” Tutti fanno i loro calcoli e senza curarsi del futuro della nazione, costruiscono le loro regge. Non sono diversi da Re Kojong, il qui impero crollava prima ancora che la reggia fosse terminata.
Anche i proprietari dei conglomerati industriali coreani non sono poi molti diversi da Re Kojong. Il mondo dall’altra parte del muro di cinta delle loro regge si lamenta e critica ed e’ ormai giunto il momento per loro di guardare oltre al muro per rendersi conto di cosa sta succedendo nel mondo reale. Non devono solo portare avanti i loro imperi industriali con la scusa della libera competizione. Il magnate ed uomo d’affari americano Warren Edward Buffett (b.1930) afferma che quelli che guadagnano piu’ di un miliono di dollari all’anno devono essere pesantemente tassati. Chiaramente, non e’ questa la ricetta che fara’ rivivere l’economia americana, ma Buffett sta guardando dall’altra parte del muro e sa che nobblesse oblige. Recentemente l’ex capo del Grand National Party, Chung Mong-joon (鄭夢準, 정몽준, Chong Mong-jun, b. 1951), istituiva l’Asan Sharing Foundation con un fondo personale di 500 miliardi di won (US$ 435 milioni) ed affermava: “I conglomerati coreani hanno avuto successo, ma quando la comunita’ dei cittadini del paese ne risulta danneggiata, gli affari sono destinati a fallire.” Chung ha ragione. Mentre le strade sono invase da puzze insopportabili ed il popolo e’ in miseria, i ricchi costruiscono palazzi dentro le mura delle loro regge. Dovrebbero ricordarsi che Re Kojong andava in esilio prima ancora che la sua reggia diventasse abitabile.
I coreani, specialmente i ricchi e coloro che sono al potere, hanno bisogno di riflettere sull'ossessione di costruire regge splendenti. Stanno forse voltando le spalle alla comunita’ dei cittadini che vive dall’altra parte del muro per difendere i loro interessi personali? Il pranzo gratuito ai scolaretti di Seoul rappresenta la grande filosofia coreana: i coreani hanno un grande senso di reponsabilita’ verso i loro figli. Ma devono proprio lasciare in eredita’ alla prossima generazione un pesante debito nazionale solamente per garantirsi oggi piu’ benessere? I coreani non devono chiudersi nelle loro regge ed evitare di guardare al futuro dall’altra parte del muro di cinta.


Giorgio Olivotto
Foto di Giorgio Olivotto
Seoul, Corea
22 gennaio 2012

The other Side of the Wall

If one takes a stroll in the Toksu Palace (德壽宮, 덕수궁, Toksukung) here in Seoul these days, one will find Sokjojon (石造殿, 석조전, Stone House) undergoing reconstruction. Seoul citizens recently welcomed the news that the blueprint for Sokjojon was discovered, and the royal structure will be reconstructed according to its original design. On the cover of the blueprint, one can find the map of the palace at the time of King Kojong (高宗,고종, 1852-1919, r.1863-1907) as well as the history of Sokjojon.
In 1898, King Kojong decided to build a Western-style palace. The year before, the king had returned to the palace after taking refuge at the Russian Embassy for nearly a year. The Kingdom of Choson (朝鮮國, 조선국, Chosonkuk) was so fragile that even the king could not protect his own life and had to escape to the safety of a foreign delegation. At the end of that humiliating experience, King Kojong declared the Great Han Empire (大韓帝國, 대한제국, Taehanjeguk), Choson was no longer a kingdom that needed approval from China but an empire of its own right. The first project of the empire was Sokjojon, which was to be the main palace for the emperor. In 1910, the imperial palace was completed, but Choson was annexed to Japan. The emperor started to build a palace without realizing that his empire was crumbling. The blueprint of Sokjojon conjures complicated feelings about history.
The emperor may, of course, have needed a new palace in order to restore the dignity of his empire. Perhaps, he felt Toksu Palace was too small. Nevertheless, did he really think a new palace was a top priority? At the time, Choson was barely surviving. The people were in distress, and the fate of the country was a candle flickering in the wind. Only a few years earlier, in 1894, Isabella Lucy Bird (Mrs. Bishop, 1831-1904), a member of the Royal Geographical Society, travelled all over Choson and wrote Korea and Her Neighbours (1898). She wrote that Seoul was pervaded by the foulest smell and it was hard to believe that the capital city was so filthy. Drains were filled with sewage from households.
When the people were in misery and the nation declining on the other side of the palace wall, the emperor was building a new palace. Enlightenment activist Yun Chi-ho (尹致昊, 윤치호, 1864-1945) lamented in his diary that the emperor was building a “toy palace.” Even if the cost of building the palace was insufficient to save the empire, King Kojong should have used every possible means to buy weapons, build railroads and create industries. He believed the king was the state, but the eyes of the king could not see beyond the palace perimeter.




Toksu Palace from the other side of the wall


The tragic fate of Sokjojon mirrors Korea’s reality today. Korean may be building a new palace without looking over the wall. More accurately, the leaders of the country are immersed in building their own palaces—just like King Kojong.
Last year citizens of Seoul voted on free school lunches. The result was directly related to the future of Korea. Today, the United States and many European countries are struggling with their economies. One of the main problems is oversized national debts due to unplanned financial spending. Politicians liberally used money to please the voters. It is only natural that President Lee Myung-bak (李明博, 이명박, Yi Myong-bak, b.1941, p.2008) emphasizes healthy government finances. This is not an issue of “let’s have children eat free.” Rather, it could be the beginning of the break in the levee. Mayor Oh Se-hoon (吳世勳, 오세훈, O Se-hun, b.1961) was trying to put a finger in the dike, all alone, just like the Dutch boy who saved Holland.
However, no one went forward to help Oh. Even the party with which he is affiliated was not backing him up. Why? His supposed supporters were only thinking about their own palaces. “I might run for president next year, so what are the consequences? I barely got a party executive position, and I don’t want to risk it.” They all had their own calculations. Without caring about the future of the nation, they were building their palaces. They were no different from King Kojong, whose empire fell before the completion of the palace.
Conglomerate owners too are not much different from King Kojong. The world outside their palaces is full of criticism and complaints. It is about time they look over the wall and see what is going on in the real world. They should not just proceed in the name of free competition. The American business magnate Warren Edward Buffett (b.1930) said that those who earn more than US$ 1 million a year should be taxed heavily. Of course, that is not a prescription to revive the US economy, but Buffett has certainly looked over the wall and knows noblesse oblige. Former Grand National Party chairman Chung Mong-joon (鄭夢準, 정몽준, Chong Mong-jun, b. 1951) recently set up the Asan Sharing Foundation with a fund of 500 billion won (US$ 435 million) saying: “Corporate Korea has been successful, but when the community of citizens is damaged, businesses will fail.” He is right. When the streets are full of foul odours and suffering, the rich have been building palaces within their walls. They should not forget that King Kojong was deprived of the palace even before living there.
Koreans need to see if they are obsessed with building glitzy palaces, especially those with money and power. Are they turning away from the community outside the wall because of their personal interests? Free meals for Seoul children are all about Korean greater philosophy. Koreans have a sense of responsibility to take care of their children. Should they transfer the bulging debt to the next generation just to pursue a little more comfort now? Koreans should not be locked in the palace of the present and fail to look over the wall into the future.

Giorgio Olivotto
Photo by Giorgio Olivotto
Seoul, Korea
January 22, 2012

Repubblica di Casino’

Verso la fine dell’anno scorso, il presidente dell’Organizzazione Nazionale Coreana per il Turismo ha proposto di aumentare il numero di casino’ in Corea. Il suggerimento fa immediatamente pensare alla storia del cieco e dell’elefante. Chiaramente, nella posizione di cheer leader nella promozione del turismo nel paese non ha tutti i torti nel giustificare il suggerimento con il quale aprire un nuovo casino’ rappresenta una soluzione magica: e’ un’ottimo richiamo per i turisti in arrivo, crea nuovi posti di lavoro ed aiuta il governo con l’aumentare le entrate. Tuttavia, il presidente tocca solo una parte dell’elefante. Prima di proporre l’apertura di altri casino’ e la possibilita’ dei coreani di frequentare i casino’ riservati solo agli stranieri, dovrebbe vedere l’intero elefante, non solo le zanne.
Oggi in Corea c’e’ un solo casino’ che apre le sue porte ai cittadini del paese, il Kangwon Land; ma dopo la sua apertura sono stati riscontrati parecchi suicidi, aziende in bancarotta, criminalita’ e famiglie distrutte. Kangwon Land fu un’eccezione alla legge coreana in modo da aiutare i minatori della zona che finivano col perdere il lavoro a causa della chiusura delle miniere.




Giocatori di changgi (c.1900)


Non c’e’ dubbio che i coreani sono particolarmente attratti verso la competizione ed il gioco d’azzardo. L’anno scorso, la vendita dei biglietti della lotteria e’ notevolmente aumentata al punto da allarmare gli osservatori politici. La Commissione Nazionale per il Controlo del Gioco d’Azzardo (NGCC), che opera alle dipendenze dell’Ufficio del Primo Ministro, sta analizzando la possibilita’ di ‘sospendere’ la vedita dei biglietti della lotteria basandosi sul fatto che l’anno scorso sono stati venduti biglietti per 3.1 trilioni di won (US$ 2.7 miliardi) superando, per la prima volta dall’inizio del controllo nel 2009, il limite massimo imposto dal governo di 2.8 trilioni di won. Tuttavia, la proposta di sospensione della lotteria, anche se temporanea, sta creando una forte reazione da parte dei fanatici del gioco, oltre che colpire duramente i circa 18 000 botteghini di vendita e’ le altre numerose attivita’ legate al gioco. Come conseguenza, e’ molto probabile che la commissione alzera’ il limite massimo in modo da assorbire l’aumento delle vendite.
La ragione principale per l’aumento delle vendite e’ da ricercarsi nell’introduzione di un sistema pensionistico basato sul Lotto e nella decisione di incorporare nel premio le molte vincite non ritirate. Tuttavia, anche la vendita di altre forme di gioco d’azzardo e’ notevolmente aumentata. Le statistiche della NGCC mostrano che gli incassi dei sei maggiori tipi di gioco d’azzardo—corse dei cavalli, gare di ciclismo, gare nautiche, casino’, Lotto e lotterie sportive—hanno raggiunto l’anno scorso un totale di 17 trilioni di won (US$ 14.9 miliardi), corrispondente all’1.5 percento delle entrate nazionali, cifra da confrontare con i 6.2 trilioni di won registrati nel 2000. Le statistiche coprono solo il gioco d’azzardo legalizzato, cioe’ quello acconsentito dalla legge con la scusa di provvedere svago al cittadino e nello stesso tempo di creare fondi per varie opere assistenziali. Calcoli piu’ realistici sono impossibili se si deve tener conto dell’enorme estensione del gioco illegale, quello che viene svolto nei retrobottega degli ‘officetel’ cittadini, nei ‘Quonset Huts’ (una etichetta americana per i capannoni prefabricati di forma semicilindrica) che operano nelle campagne ed i numerosi siti Internet--l’anno scorso le autorita’ sono riuscite ad individuare 7 971 di questi siti!
A tutto questo deve essere aggiunta la moltitudine di uomini d’affari ed artisti vari noti per sperperare quattrini nei casino’ all’estero. Un gruppo di ricerca universitario ha calcolato che il 'costo socio-economico’ dovuto al gioco d’azzardo in Corea ammonta all’incredibile cifra di 80 trilioni di won (US$ 70 miliardi). Di questi il costo dovuto alle ore produttive perse ammonta a due terzi del totale, ed il rimanente e’ dovuto alle perdite finanziarie nel settore domestico ed industriale ed al costo dovuto al trattamento medico degli intossicati ed alla loro condanna giudiziaria. Per esempio, 9 su 10 frequentatori di Kangwon Land mostrano segni di intossicamento ed il numero di frequentatori di casino’, corse ai cavalli, gare in bicicletta e similari ha raggiunto l’anno scorso i 40 milioni su una popolazione nazionale di 48 milioni. Circa il 6.1 percento dei giocatori coreani ha bisogno di un adeguato trattamento, una cifra molto piu’ alta del 1.4 percento registrato in Nuova Zelanda, del 2.1 percento in Germania e del 1 percento nello stato americano dell’Arizona.
Perche’ i coreani corrono a comprare biglietti della lotteria? La risposta e’ semplice: vogliono arrichirsi dalla sera alla mattina, pur sapendo benissimo che e’ quasi impossibile raggiungere il traguardo. Corre voce che la loro corsa all’immediata richezza e’ solo una questione mentale. D’altra parte, si sente molto spesso dire che la vendita di biglietti della lotteria aumenta durante i periodi di crisi economica, anche se non e’ certamente piacevole vedere che i biglietti vengono venduti come fossero noccioline. Alla luce di tutto questo la commissione ha stabilito un limite massimo di vendita, anche se tale limite e’ piuttosto libero e non vincolante a termini di legge. Sarebbe preferibile che il governo contenesse le vendite entro il limite stabilito creando mezzi tali da convincere il cittadino a lasciar perdere le stupidagini. Questa corsa al gioco d’azzardo riflette la triste realta’ che i coreani hanno poche speranze di mobilita’ sociale, visto che la differenza nelle entrate fra ricchi e poveri continua ad aumentare. Le panchine del campo delle corse di cavalli a Kwachon sono costantemente affollate da disoccupati, e lo stesso avviene nelle piste di corse in bicicletta e nei bacini di gare nautiche sorti nei suburbi di Seoul, alla ricerca del primo premio in modo da trovare una via d’uscita alla loro vita senza speranze. Probabilmente molti di loro non hanno altre alternative di vita oltre al gioco, anche se scomettere soldi alla lotteria rappresenta uno spreco di denaro--le probabilita' di vincita sono molto meno di una su un milione. Il mercato coreano del gioco d’azzardo e’ classificato al sesto posto nel mondo con una cifra molto maggiore di quella registrata in Germania e nel Regno Unito. E’ noto che alcuni paesi dell’OECD hanno messo al bando i casino’. Dieci dei 16 casino’ coreani aperti solo agli stranieri operano regolarmente in perdita; aprire le porte di questi casino’ ai coreani rappresenta il mezzo migliore per far quadrare il loro bilancio a spese dei compatrioti.
La societa’ nel suo insieme e le autorita’ governative dovrebbero rivedere la loro politica sul gioco d’azzardo invece che costantemente aumentare il limite massimo di vendita dei biglietti, prima che il paese guadagni la pessima oppinione di assere un paradiso per giocatori. Impianti e fattorie fanno la Corea forte, non i casino’!

Giorgio Olivotto
Seoul, Korea
15 gennaio 2012

Republic of Casinos

The president of Korea National Tourism Organization late last year has proposed additional casinos in Korea. His suggestion brings to mind the story of the blind men and the elephant. As a cheer leader for promoting tourism, he can rightly say opening a casino could be a magic solution. It can attract inbound tourists, create more jobs, and help the government increase revenue. However, he touches only one part of the elephant. He must see the whole picture of the elephant, not its tusk, before calling for licensing other casinos and opening of foreigners-only gambling houses to locals.
Today Korea has only one casino open to locals, the Kangwon Land, but numerous suicides, bankruptcies, crimes, and family breakdowns took place following the opening. Kangwon Land was an exception to the Korean law in a move to help miners of the area unable to make an income due to dead mines.



Changgi players (c.1900)


Out of any doubt, Koreans have an unrivalled propensity for competition and gambling. Last year, lottery tickets sale show a sharp increase at the point to alert government overseers. The National Gaming Control Commission (NGCC) under the Prime Minister’s Office is reported to be considering issuing a ‘stoppage order’ for the sales as the total lottery sales last year reached 3.1 trillion won (US$ 2.7 billion), passing the authorities-set limit of 2.8 trillion won for the first time since the current gambling oversight system started in 2009. However, a lottery suspension—even if only temporary—will invite strong complaints from lottery fans, and it will be too severe a blow to the nation’s about 18 000 Lotto ticket sellers and numerous others related to the lottery business. So it is more likely that the gaming commission would raise the ceiling to absorb the sales increase.
One of the reasons for such increase is to be found in the starting of pension-type Lotto and the decision to carry over unclaimed prize money. Yet, the sales of other forms of betting have also grown sharply. NGCC statistics reveal that the six major gambling businesses—horseracing, game cycling, motorboat racing, casinos, Lotto and sports lottery—had a combined total revenue of 17 trillion won (US$ 14.9 billion) last year or 1.5 percent of national income. This is compared to 6.2 trillion won in 2000. These figures only cover the legal, open kinds of gambling, which are allowed under the excuse of providing entertainment for the people and generating funds for some charitable programs. Correct calculation is simply impossible if is to add the huge scale of illegal gambling in this country, in ‘officetel’ backrooms, ‘Quonset Huts’ (American trademark for a prefabricated shelter of semi-cylindrical form) in the countryside and the numerous Internet gambling sites. Authorities checked 7 971 online gambling sites last year.
To all this should be added the many businessmen and entertainers known to be squandering dollars in overseas casinos. One university research team has come up with the incredible figure of 80 trillion won (US$ 70 billion) as the ‘socio-economic cost’ of gambling in Korea. Loss of productive manpower accounts for two-thirds of the social cost. The rest is the damage to domestic and industrial finances and extra expenditures for the medical treatment gambling addicts and their criminal punishment. For example, 9 out of 10 visitors to Kangwon Land reportedly show signs of addiction and the number of gamblers in casinos, horseracing, bicycling and similar reached last year 40 million in a country with a population of 48 million. About 6.1 percent of Korean gamblers purportedly need counselling or treatment. The rate is much higher than 1.4 percent in New Zealand, 2.1 percent in Germany and 1 percent in the US state of Arizona. Why Koreans are rushing to buy lottery tickets? The answer is simple: They want to become rich overnight, even though they know that it is almost impossible to hit the jackpot. It is sad that they are increasingly turning to a get-rich-quick mentality. It is often said that people buy more lottery tickets in times of economic hardship, but it is not good to see the tickets sell like hotcakes. That is why the commission has put a cap on the lottery sales, although the limit is legally non-binding. It would be better for the ministry to meet the ceiling in a move to prevent people from indulging in vanities. This lottery fever reflects the grim reality that people stand little chance of social mobility as the income disparity has continued to widen. The Kwachon Horserace Park is crowded with jobless people and so are the bicycling and motorboat gaming places in Seoul suburbs, where they seek jackpots as a way out of their hopeless lives. Many people may have no other option than buying Lotto tickets to leave. However, betting on the lottery is a waste of money. The probability of winning is far less than one in a million. Korea ranks the world’s sixth casino market. It is bigger than Germany and the United Kingdom. Several OECD countries ban casinos. Ten out of the 16 casinos exclusive to foreigners are reportedly running at a loss. Opening them to locals is a scheme to fatten their pockets at the sacrifice of Koreans.
Society as a whole and government authorities need to make a fundamental review of their gaming policies instead of continuously raising the lottery sales ceiling, before the nation earns a dishonourable reputation for gambling. Plants and factories, not casinos, will make Korea stronger!


Giorgio Olivotto
Seoul, Korea
January 15, 2012

Domani e’ Natale

Gesu’ Cristo naque dal ventre di Maria Vergine in una mangiatoia circondato da pastori e venne batezzato da Giovanni Battista. Da adulto passo’ 40 giorni nel deserto digiunando e lottando contro le tentazioni di Satana. All’eta’ di circa trent’anni si dedico’ alla missione di predicare la parola di Dio e del Vangelo, pregando e curando la sorte dei poveri e delle classi non previlegiate. Entrando a Gerusalemme, venne arrestato, torturato e crocifisso. ‘Il Re degli ebrei’ passo’ la sua vita nel nudo deserto fra i poveri invece che fra i ricchi nel conforto di una reggia.
Qua in Corea, la stagione delle elezioni e’ alle porte e stranamente c’e’ un fervente movimento fra i capi religiosi del paese. Un rispettato monaco buddista e’ indaffarato nell’appoggiare un promettente candidato politico, mentre un gruppo di ministri protestanti ha fondato un partito politico. Tuttavia queste persone non stanno agendo nello spirito di Gesu’, che difficilmente apprezzerebbe il loro comportamento.
Quando una folla di seguaci cercava di eleggere Gesu’ a loro re, egli gli appostrofo' dicendo: “Cosa andate a vedere nel deserto? Un’uomo che indossa vestiti lussuosi? Certamente no, coloro che indossano vestiti lussuosi vivono nella reggia del re." (Matteo, 11). Gesu’ traccio’ una netta linea fra il deserto e la reggia, e nello stesso tempo ne tracciava un’altra altrettanto netta fra religione e politica. Quando venne arrestato da Ponzio Pilato venne portato davanti al Sanhedrin, il tribunale giuridico degli ebrei, e sul podio dei testimoni pubblicamente deriso. Quando il governatore gli chiese: “Sei tu il re degli ebrei?”, rispose “Il mio regno non e’ in questo mondo.” (Giovanni, 18)
Durante i tempi crudeli dell’Impero Romano, Gesu’ mantenne sempre distanza dai zeloti, le forze ribelli che conbattevano per la liberta’ del popolo contro l’egemonia Romana. Quando i zeloti gli chiesero se era giusto pagare una tassa imperiale a Giulio Cesare, Gesu’ chiaramente rispose: “Da a Cesare quello che e’ di Cesare ed a Dio quello che e’ di Dio.”
Tuttavia, la storia mostra che la cristianita’ non ha sempre seguito l’insegnamento di Gesu’. Pe esempio, nel medioevo la chiesa cattolica ha pesantemente contribuito a riportare ai secoli bui l’intera Europa. Non c’e’ posto nella storia per un felice matrimonio fra quello che e’ di Cesare e quello che e’ di Dio. Il chiaro insegnamento di Gesu’ dal deserto rimane solamente nelle parole della fede che, fatta eccezione per rari casi, non vengono mai messe in pratica. Ricordo ancora di aver letto anni fa le sagge parole che il primo cardinale coreano, Stefano Kim Sou-hwan (1922-2009), pronuncio’ nel suo messaggio alla vigilia del Natale 1971, subito dopo che il presidente Park Chung-hee (1917-1979) aveva dichiarato lo stato di emergenza e riscritto la costituzione in modo da poter regnare sul paese per il terzo termine. Il cardinale rimproverava il governo di essere caduto preda delle tentazioni della dittatura e rimaneva l’aperto difensore della democrazia durante il turbulento periodo dei regimi militari. Le sue parole e le sue azioni hanno avuto piu’ peso che quello della multitudine dei partiti politici cristiani.
Nonostante questo, recentemente le chiese coreane, che dovrebbero servire da faro per il conforto di una societa’ appensantita dalla discordia, dalla rabbia e dalla credibilita’, si e’ invece schierata in prima linea nel conflitto creatosi fin dall’inizio dell’amministrazione dell’attuale presidente Lee Myung-bak (1941- , p.2008-2013). Sia il presidente che la societa’ cristiana stanno sbagliando, ma nessuno di loro sembra pentirsi. Gli scandali nati in alcune chiese cristiane coreane sono incredibili. Ministri di chiese importanti nel paese sono stati denunciati per appropriazione indebita, assalto ed altri simili delitti. Le persone che dovrebbero inginocchiarsi e pregare per il paese e la salvezza dei suoi cittadini hanno abbusato della loro liberta’ per unirsi ai politici.
In Germania c’e’ un partito politico cristiano ed i suoi menbri da buoni credenti pagano le tasse. Nessun ministro che viene pagato dallo stato si interessa di politica mentre veste titoli religiosi. Qua in Corea la comunita’ cristiana e’ spesso presa dalla fiamma della fazione come la principale setta presbiteriana che da sempre alterna periodi di cooperazione a quelli di discordia. Lo spirito di riforma, che e’ alla radice del protestantesimo, domanda grossi sacrifici alle chiese ed ai loro ministri, non attivita’ politica. I capi religiosi non devono usare i loro paramenti e titoli per guadagnare potere politico.
La cristianita’ deve servire il re del deserto non gli uomini di governo. I capi religiosi che svolgono attivita’ politica non possono guadagnare nulla, possono solo aggravare lo scetticismo verso la chiesa.

Domani e’ Natale, il giorno nel quale dovrebbero ricordare l’insegnamento di Gesu’ Cristo.

Giorgio Olivotto
Seoul, Corea
24 dicembre 2011

Tomorrow is Christmas

Jesus Christ was born to the Virgin Mary in a manger surrounded by shepherds and was baptized by John the Baptist. When Jesus was older, he went to the desert for 40 days to fast and fight off various temptations from Satan. Then at around 30 years of age, he went on a mission to spread the words of God and the Gospel, preaching for and healing the poor and underprivileged. He was arrested upon entering Jerusalem, tortured and crucified. ‘The King of the Jews’ spent his life on the hard desert among the poor instead of among the rich in the comfort of a palace.
The election season here in Korea is nearing, and strangely there is bustling movement among religious leaders. A revered Buddhist leader is busy serving as a mentor to a promising political candidate, and a group of pastors have launched a political party. But they are not acting in the spirit of Jesus, who would hardly be happy with their actions.
When a crowd of followers wanted to erect him as their king, Jesus instead left them, saying “What did you go into the desert to see? A man dressed in fine clothes? No, those who wear fine clothes are in kings’ palaces” (Matthew 11). Jesus drew a clear line between the desert and the palace and similarly divided religion and politics. When he was taken to Pontius Pilate at the Sanhedrin, a Jewish judicial body, he was put on the witness stand and publicly mocked. When the governor asked him “Are you the King of the Jews?” Jesus answered “My kingdom is not of this world” (John 18). During the days of the oppressive Roman Empire, Jesus kept his distance from the Zealots, rebel forces fighting for freedom. When the Zealots asked Jesus whether it was right to pay an imperial tax to Julius Caesar, Jesus bluntly told them “Give back to Caesar what is Caesar’s and to God what is God’s.”
But history shows that Christian establishments have not always followed this advice. For instance, the Catholic Church in medieval times helped to bring about the Dark Ages in Europe. Nowhere in history has there been a happy marriage between what is Caesar’s and what is God’s. Jesus’ stern teachings from the desert remain simply words of worship that are not practically implemented, though there are some important exceptions. I can still remember reading years ago the valiant words of the first Korean cardinal, Stephen Kim Sou-hwan (1922-2009), from his message on Christmas Eve in 1971 after President Park Chung-hee (1917-1979) declared a state of emergency and rewrote the Constitution so he could rule for a third term. The cardinal reprimanded the government for falling prey to the temptation of dictatorship and remained an outspoken defender of democracy during the turbulent military regimes. His words and actions had more power than a multitude of Christian political parties.
But recently, Korean churches, which should serve as a beacon of comfort amid a society brimming with disagreement, anger and distrust, have instead stood at the forefront in the axis of conflict from the beginning of the incumbent President Lee Myung-bak (1941- , p.2008-2013) administration. Both the president and the Christian establishment are at fault, but neither appears remorseful. The scandals at some of the Korean churches have been appalling. Pastors at major churches have been sued for embezzlement, assault and other misdeeds. The people who should be kneeling and praying for the country and salvation have abused their liberty to join politics.
There is a Christian political party in Germany, but its members are tax-paying common believers. None of the pastors who receive wages from the state engage in political activities while maintaining their religious titles. Here in Korea, though, the Christian community has often come under fire for factionalism, and the main Presbyterian factions have endlessly alternated between times of cooperation and serious discord. The spirit of reformation, which is at the root of Protestant beliefs, demands rigid restraint and sacrifice from churches and pastors, not political activities. Religious leaders should not use their robes and titles to gain political power.
Christianity must serve the king of the desert instead of governmental offices. Religious leaders involved in politics will not gain anything beyond aggravated scepticism about the churches. Tomorrow is Christmas and they must recall the teachings of Jesus Christ.

Giorgio Olivotto
Seoul, Korea
December 24, 2011

Non un’Orgoglio, solamente un Fardello

I moderni condomini trovano la loro origine nelle insulae dell’antica Roma, costruite per accomodare la rapida espansione delle classi popolari. Le insulae erano edifici ad uso vario che potevano raggiungere i sei-sette piani (raramente otto-nove piani) costruiti con mattoni di fango e piu’ tardi usando un cemento primitivo. Al piano terra ospitavano negozi ed uffici, mentre nei piani superiori locali di abitazione. Nella maggioranza dei casi le insulae offrivano basse condizioni igeniche dovute all’inefficiente sistema di drenaggio.


Un’insula romana



I condomini moderni vennero introdotti dall’architetto francese Le Corbusier (1887-1965). I primi esempi vennero costruiti a Marsiglia negli anni 50. Avevano uno stile moderno essendo supportati da piloni (pilotis) al piano terra. Nonostante la loro modernita’ questi condomini diventarono ben presto delle case popolari occupate dagli strati piu’ bassi della popolazione urbana.
Qua in Corea i primi complessi condominiali vennero costruiti nel 1962. La Korea National Housing Corporation (KNHC) costrui’ nel quartiere di Tohwa (桃花洞, 도화동, Tohwa-dong) nel distretto di Mapo (麻浦區, 마포구, Mapo-ku) a Seoul, dieci complessi condominiali di sei-piani previsti per alloggiare 642 famiglie. Tuttavia l’occupazione rimase bassa, 10 percento, nella convinzione che i condomini non erano convenienti per viverci. In piu’ correva voce che le caldaie per riscaldamento, che usavano formelle di carbone pressato, erano dannose alla salute. Per dimostrare che si trattava solo di una diceria, la KNHC fece degli esperimanti usando cavie senza pero’ ottenere pubblica credibilita’. Secondo Ho Ui-do (허ㅢ 도) nel suo Romantico Appartamento, il presidente dell’impresa di costruzione dormi’ in un appartamento per provarne la sicurezza.
Quando nel 1971 simili complessi condominiali vennero costruiti nel quartiere di Pampo a sud della citta’, usando un mutuo dagli Stati Uniti, i cittadini cambiarono velocemente oppinione e gli edifici passarono improvvisamente da appartamenti inconvenienti a mezzi speculativi per fare soldi. I cittadini che abitavano nel quartiere di Panpo (盤浦洞, 반포동, Panpo-dong) nel distretto di Socho (瑞草區, 서초구, Socho-ku) assaporarono l’onore di sentire le loro consorti chiamate ‘madame fortuna’ e divento’ di moda essere un ‘abitante di Panpo’. Da allora l’amore dei coreani per i complessi condominiali non e’ piu’ diminuito. So Ha-jin (서하진) nella sua novella Casa Modello scrive: “Se bevo te con mio marito in questa bella casa, sembra che il mio mondo diventi cosi’ brillante come la casa.” Chon Sang-in (전상진), l’autore di Pazzo per gli Apartamenti, scrive: “Vivere in un appartamento di lusso e’ diventato una condizione essenziale per far parte della classe media coreana.”



Un complesso condominiale a Seoul


Oggi i complessi condominiali stanno creando problemi alla classe media coreana che ha comprato l’appartamento con mutui di compagnie finaziarie locali. Dopo la crisi finanziaria del 1997, la classe media coreana e’ soggetta ad un grosso sforzo finanziario perche’ il prezzo dell’immobile e’ letteralmente crollato. Secondo Kim Yong-je (김영제), l’autore di Casa Povera, si stima che oggi ci siano 1.98 milioni di famiglie con una ‘casa povera’. Per loro la casa non e’ piu’ un’ orgoglio, e’ solamente un fardello.
Sto pensando che piuttosto discutere se e’ il caso di ridurre il rapporto debito-entrate (DTI), per il governo sia preferibile cercare di capire cosa in realta’ ha creato nel paese questo grande numero di famiglie dalla ‘casa povera’.

Giorgio Olivotto
Foto di Chong Myo-hwa
Seoul, Korea
18 dicembre 2011

Not a Pride, only a Burden

The modern apartment building can be traced back to the insulae of ancient Rome, which were built to accommodate the rapidly expanding lower class. This was a multi-purpose building that could reach six-seven-story (rarely eight-nine-story) built of mud bricks and later of primitive concrete. On the ground floor, there were spaces for shops and businesses, and the floors above it were used for residential purposes. In many cases, the insulae were unsanitary because of an ineffective drainage system.




A Roman insula


The person who introduced a model for modern apartments was the French architect Le Corbusier (1887-1965). The collective housing units he built in Marseilles in the 1950s had a modern style and were supported by pilotis (stilts) on the ground floor. However, the apartments soon became akin to tenements because they were occupied by the urban poor.
In Korea, the first large-scale apartment complex was built in 1962. The Korea National Housing Corporation (KNHC) built ten six-story apartment buildings for 642 households in Tohwa Neighbourhood (桃花洞, 도화동, Tohwa-dong), Mapo District (麻浦區, 마포구, Mapo-ku), Seoul. But the occupancy rate was as low as 10 percent due to the strong belief that apartments were inconvenient. There was also a rumour that the briquette boilers used to heat the buildings were bad for the health. To test this theory, the housing corporation did an experiment with lab mice. When that failed to restore the public’s confidence, the construction company director slept in the house himself to prove the heating system was safe, according to Ho Ui-do (허ㅢ 도), the author of Romantic Apartment.
The public perception of the apartment changed from nuisance to money-maker when apartments were built in the Panpo Neighbourhood in southern Seoul in 1971 with a development loan from the United States. People who lived in Panpo Neighbourhood (盤浦洞, 반포동, Panpo-dong), Socho District (瑞草區, 서초구, Socho-ku) were glorified as ‘madame fortune’ and it was chic to be a ‘Panpo person’. Since then, Korea’s love for apartments has not subsided. So Ha-jin (서하진) wrote in her novel Model House: “If I drink tea with my husband in such a beautiful house, it seems that my world will also become as bright as the house.” Chon Sang-in (전상진), the author of Crazy About Apartments, wrote that “living in a luxury apartment has become a kind of special condition required for being part of the middle class in Korea.”


An apartment complex in Seoul


The apartment is now causing a lot of headaches for members of the middle class. They bought their apartments with money borrowed from financial companies, but have suffered a great deal of financial damage because the price of their houses bottomed out after the 1997 financial crisis. It is estimated that there are about 1.98 million so-called ‘house poor’ households at present, according to Kim Yong-je (김영제), the author of House Poor. For them, the apartment is anymore a pride, only a burden.
I guess rather than debating over whether to relax the DTI (debt-to-income ratio), the government should first find out what caused so many people to be house poor.

Giorgio Olivotto
Photo by Chong Myo-hwa
Seoul, Korea
December 18, 2011